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Internazionalizzazione delle microimprese

Donne e lavoro

Attualmente “l’internazionalizzazione dell’impresa”, insieme con “l’innovazione, ricerca e sviluppo”, è uno dei grandi argomenti su cui si cerca di coinvolgere le imprese italiane al fine di farle uscire dalla situazione di crisi in cui si trovano, soprattutto nei confronti della globalizzazione dei mercati. Sebbene da diversi anni s’investa molto in promozione e assistenza per l'internazionalizzazione, i risultati non arrivano, o sono molto scarsi a fronte di grandi sforzi realizzati. Cerchiamo di capirne le ragioni.

Quali sono le caratteristiche di una microimpresa? A grandi linee possiamo dire:

  1. Non esiste una progettualità (niente business plan, piani di marketing, pianificazione finanziaria, ecc.). Vivono alla giornata, in continua emergenza. Spesso aderiscono a progetti di promozione e assistenza ma raramente li portano a termine, sopraffatti dalla quotidianità.
  1. L’imprenditore concentra su di sé tutte le funzioni aziendali: niente ufficio export, responsabile marketing, area manager, ecc. E se ci sono, svolgono attività diverse da quelle previste per il loro ruolo. La delega è solo formale, non sostanziale.
  1. La ricerca di nuovi clienti, sia nazionali che esteri, è affidata al caso e alle circostanze che capitano di volta in volta (è una conseguenza del punto 1).
  1. Le attività promozionali vengono scelte solo sulla base del costo più basso, non sulla base del potenziale risultato. Le adesioni a fiere o altre manifestazioni avvengono all’ultimo momento (dunque pagando a prezzo pieno stand, alberghi, voli, etc.).
  1. Tutto ruota intorno ai prodotti. Sono spesso di ottima qualità, artigianali nella stragrande maggioranza. Quasi non subiscono modifiche o sviluppi nell’arco di vita dell’azienda (niente ciclo di vita del prodotto). Si dà per scontato che il prodotto si venderà "da solo perché ottimo". Non si accetta l’idea che forse quel prodotto non soddisfa il bisogno dei consumatori, o che ci sono altri prodotti concorrenti.
  1. Come conseguenza del punto precedente, i servizi che ruotano intorno al prodotto (marketing, promozione, comunicazione, etc.) sono ritenuti inutili o, nella migliore delle ipotesi, bisogna spendere il meno possibile visto che sono solo dei costi. La Formazione è solo un costo anche nel caso in cui sia gratuita (se l’imprenditore va in aula l’azienda rimane chiusa).
  1. Se le aziende non hanno esperienze di export, ritengono che appena presenteranno i loro prodotti questi saranno acquistati immediatamente, che all’estero li aspettavano a braccia aperte, e che essendo prodotti “Made in Italy” i clienti saranno disposti a pagare qualunque prezzo per quanto stratosferico esso sia.
  1. Il concetto di mercato, sia nazionale che estero, è molto generico. Le informazioni ed i dati non vengono monitorati e studiati. Le fonti sono spesso solo i mass-media e le decisioni vengono prese sulla base di notizie non controllate, oppure basandosi sul “fiuto ed istinto imprenditoriale”.
  1. La microimpresa ha una sola parola d’ordine: trovare chi vuole comprare il suo prodotto (niente delocalizzazioni, investimenti in società commerciali, Joint Ventures, etc.), e che paghi in anticipo (scarso uso di lettere di credito, assicurazioni sui pagamenti, etc.).

Questo spiega perché la maggior parte delle attività di promozione e sostegno per l’internazionalizzazione alle imprese dia scarsi risultati. Queste attività dovrebbero servire come le catapulte delle portaerei per lanciare gli aerei (in questo caso le aziende). Purtroppo invece accade che una volta che si ferma la catapulta, si ferma anche l’aereo, e questo succede perché la catapulta non sa cosa sta lanciando. Gli elementi caratteristici delle micro e piccole imprese sono quasi sempre in antitesi rispetto a quelle delle grandi imprese.